“Bisognava
far caciara, con ogni mezzo; perché la gente che è
sempre distratta, che legge poco e male e solo quel che gli
passa il convento, sapesse come lo stato può organizzare
il massacro e gestire il pianto, lo sdegno, le medaglie alle
vedove e agli orfani, e i funerali con i carabinieri sull’attenti
che fanno il presentat’arm”.
Non poteva passare sotto silenzio, era inevitabile che la vicenda
dell’anarchico Pinelli diventasse un caso, non solo per
la cronaca italiana ma anche per il mondo del teatro. Ed allora
Dario Fo entra in scena e non lesina battute e considerazioni
pungenti su società, istituzioni e stereotipi umani.
La verità molto spesso è folle ed insicura, può
presentarsi sotto vesti inconsuete e rendere la sua presenza
inaccettabile. Ed allora anche un Matto, un uomo di strada può
con la sola sua presenza essere un simbolo del sapere e della
giustizia. Dario Fo si immerge nella mentalità di quest’uomo,
anarchico e portatore di sogni. Si entra in Questura, a Milano
dove tutto inizia e finisce, dove tutto è rarefatto.
L’atmosfera è tesa ma anche irreale, ogni cosa
appare sommersa in una coltre di nebbia, la verità tarda
a farsi vedere. Personaggi stereotipati e caricaturali fanno
la loro comparsa sulla scena, ognuno porta con sé una
notizia, un dato, ma il puzzle non si completa, ogni pezzo della
vicenda sembra non combaciare con il seguente. Serve ragionamento,
astuzia e fiuto ed allora un Matto può risultare utilissimo.
Il commissario Bertozzo, gli agenti, il commissario sportivo,
il Questore e la giornalista non riescono a trovare il bandolo
della matassa, solo un Matto sembra scorgere la luce, come se
lui conoscesse ogni meandro della mente umana. Proprio lui,
con la sua M maiuscola perché merita rispetto ed ammirazione.
Così l’uomo della strada appare sicuro ed affascinante,
mentre la giustizia e la verità sembrano povere e ridicole.
La vicenda si ramifica in varie direzioni e anche se in modo
marginale Fo ci aiuta a comprendere meglio la vicenda Pinelli,
che tanto chiara non appare. Un testo lineare quello del premio
Nobel, istrionico a tratti ma soprattutto dotato di carattere
e personalità. Non ci si perde mai, non si stacca mai
gli occhi dalle parole che il Matto calibra a meraviglia. Il
fiato si spezza. Vi è il finale da raccontare, da vivere,
da leggere ma questo rimarrà sempre un mistero perché
la morte di Pinelli non è solo teatro ma soprattutto
storia ancora da scoprire, magari con l’aiuto di un Matto.
[alessio
moitre]
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| Dario
Fo (nato a Sangiano il 24 marzo 1926) è uno scrittore,
scenografo, drammaturgo, pittore, attore e regista italiano.
È famoso per i suoi testi teatrali di satira politica
e sociale, per l'impegno politico ed ecologico. Fo, in quanto
attore, regista, scenografo, drammaturgo, costumista, impresario
della sua stessa compagnia (ma anche pittore) è sicuramente
un uomo di teatro completo come in Italia solo Eduardo De
Filippo lo è stato. Le sue opere sono regolarmente
rappresentate in tutto il mondo e, dopo una prima candidatura
già avvenuta nel 1975, è stato insignito del
Premio Nobel per la letteratura nel 1997. |
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