Le notti bianche
Titolo originale
Belye Nocy
Autore
Fedor Dostoevskij
Anno
1848
Editore
Mondadori (2003)

Romanzo breve di Fedor Dostoevskij che prende il nome dall’omonimo periodo dell’anno in cui nella Russia del nord, ed in particolare nella zona di San Pietroburgo, il sole tramonta dopo le 22:00.
Si narra di un “sognatore”, un impiegato come tanti, che fa fatica ad adattarsi al ritmo del mondo in cui vive e a cui risponde creandosi una sorta di mondo parallelo, di cui ne loda e ne apprezza tutte quelle sfaccettature, quei cantucci, come lui stesso ama definire, che sfuggono all’attenzione dell’uomo moderno troppo preso dalla sua vita nel mondo “reale”.
Il nostro sognatore durante le sue solite passeggiate contemplative sul lungofiume, incontra Nastenka, ragazza fragile con un vissuto difficile, che tuttavia comprende alla perfezione i suoi stati d’animo ed è l’unica persona che riesce a tirar fuori la sua parte più nascosta e più vera. I due protagonisti si incontrano per quattro notti, durante le quali si raccontano tutto e sembrano riconoscersi, nonostante la casualità del loro incontro. Ma in questa atmosfera idilliaca, in cui il sognatore non capisce se sta per svegliarsi definitivamente dal torpore che fino ad allora ha contraddistinto la sua vita o se il suo sogno sta finalmente indirizzandosi verso un agognato lido, un brusco, terribile risveglio lo attende, riportandolo nella sua dimensione. Invano il protagonista rovista nei suoi vecchi sogni, come fra la cenere, cercandovi una piccola scintilla per soffiarci sopra e riscaldare con il fuoco rinnovato il proprio cuore freddo e far risorgere ciò che commuoveva la sua anima.
Per molti questo è il racconto più bello dell’intera opera di Dostoevskij, che notoriamente è composta da capolavori immortali della letteratura europea, ma di certo si tratta di una storia “vera” nel senso pieno del termine e sicuramente questo la consegna all’immortalità.

[
francesco milito ]

Fedor Michajlovic Dostoevskij nasce a Mosca il 30 ottobre 1821, secondo di sette figli. L'atmosfera in casa Dostoevskij è opprimente e i bambini hanno un'infanzia infelice, nonostante il carattere semplice e allegro della madre che ama la musica e legge Puskin e Zukovskij. Nel gennaio 1846 esce il suo primo racconto, Povera gente. Il manoscritto, prima di essere stampato, era stato letto dal critico Belinskij, il quale, colpito dalle doti del giovane scrittore, non esitò a paragonarlo ad un nuovo Gogol. Nel 1848 escono sulla rivista “Otecestvennye zapiski” (Quaderni patriottici) i racconti Un cuore debole, Polzunkov, Le notti bianche, L'eterno marito. Nel 1866 esce a puntate sul “Russkij vestnik” (Il messaggero russo) Delitto e castigo. Nello stesso anno Dostoevskij termina Il giocatore. Il 28 gennaio 1881 muore a Pietroburgo, per il peggioramento dell'enfisema polmonare da cui è affetto.