Romanzo
breve di Fedor Dostoevskij che prende il nome dall’omonimo
periodo dell’anno in cui nella Russia del nord, ed in
particolare nella zona di San Pietroburgo, il sole tramonta
dopo le 22:00.
Si narra di un “sognatore”, un impiegato come tanti,
che fa fatica ad adattarsi al ritmo del mondo in cui vive e
a cui risponde creandosi una sorta di mondo parallelo, di cui
ne loda e ne apprezza tutte quelle sfaccettature, quei cantucci,
come lui stesso ama definire, che sfuggono all’attenzione
dell’uomo moderno troppo preso dalla sua vita nel mondo
“reale”.
Il nostro sognatore durante le sue solite passeggiate contemplative
sul lungofiume, incontra Nastenka, ragazza fragile con un vissuto
difficile, che tuttavia comprende alla perfezione i suoi stati
d’animo ed è l’unica persona che riesce a
tirar fuori la sua parte più nascosta e più vera.
I due protagonisti si incontrano per quattro notti, durante
le quali si raccontano tutto e sembrano riconoscersi, nonostante
la casualità del loro incontro. Ma in questa atmosfera
idilliaca, in cui il sognatore non capisce se sta per svegliarsi
definitivamente dal torpore che fino ad allora ha contraddistinto
la sua vita o se il suo sogno sta finalmente indirizzandosi
verso un agognato lido, un brusco, terribile risveglio lo attende,
riportandolo nella sua dimensione. Invano il protagonista rovista
nei suoi vecchi sogni, come fra la cenere, cercandovi una piccola
scintilla per soffiarci sopra e riscaldare con il fuoco rinnovato
il proprio cuore freddo e far risorgere ciò che commuoveva
la sua anima.
Per molti questo è il racconto più bello dell’intera
opera di Dostoevskij, che notoriamente è composta da
capolavori immortali della letteratura europea, ma di certo
si tratta di una storia “vera” nel senso pieno del
termine e sicuramente questo la consegna all’immortalità.
[francesco
milito ]
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| Fedor
Michajlovic Dostoevskij nasce a Mosca il 30 ottobre 1821,
secondo di sette figli. L'atmosfera in casa Dostoevskij
è opprimente e i bambini hanno un'infanzia infelice,
nonostante il carattere semplice e allegro della madre che
ama la musica e legge Puskin e Zukovskij. Nel gennaio 1846
esce il suo primo racconto, Povera
gente. Il manoscritto, prima di essere stampato,
era stato letto dal critico Belinskij, il quale, colpito
dalle doti del giovane scrittore, non esitò a paragonarlo
ad un nuovo Gogol. Nel 1848 escono sulla rivista “Otecestvennye
zapiski” (Quaderni patriottici) i racconti Un
cuore debole, Polzunkov,
Le notti bianche, L'eterno
marito. Nel 1866 esce a puntate sul “Russkij
vestnik” (Il messaggero russo) Delitto
e castigo. Nello stesso anno Dostoevskij termina
Il giocatore. Il 28 gennaio
1881 muore a Pietroburgo, per il peggioramento dell'enfisema
polmonare da cui è affetto. |
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