Alla
fine del 20° secolo, nella terra di Gladonia, e più
precisamente nella sua capitale Banessa, tre bambini dell’orfanotrofio
di Santa Celestina danno vita alla banda di orfanelli più
ribelle e scaltra che Banessa abbia mai visto. I tre fondatori
sono Memorino Demolì, Luciano detto Lucifero, Bruno Viendalmare
detto Alì: ecco a voi la Compagnia dei Celestini (inizialmente
formata da 7 membri, poi ridottasi a 3 a causa del depennamento
degli altri quattro a causa “decaduta orfanaggine”
o “deceduto orfano”). La vita nell’orfanotrofio
è dura, le regole sono severissime e a rendere tutto
più difficile c’è l’aguzzino di turno
Don Biffero, strampalato prete dell’ordine degli Zopiloti,
consacrati alla figura di San Zopilo (missionario contemplativo
e dalle chiare idee politiche ed ideologiche) e devoti a Santa
Celestina, una bambina di nove anni beatificata in seguito ad
un’ascensione fulminea e con il botto. I tre, a differenza
di tutti gli altri bambini, non vogliono rassegnarsi a questa
vita di rinunce e forte è in loro il desiderio di andare
incontro al mondo, quel mondo che da qualche parte nasconde
due genitori pronti ad aprire loro le braccia e a dargli tutto
quello che ogni bambino merita di avere. Ma la cosa che più
li unisce è la passione per la “pallastrada”,
strano gioco ispirato al calcio, dotato di severe regole e di
campionati mondiali da disputarsi in gran segreto, mondiali
che quell’anno si disputano a Gladonia e a cui vengono
invitati a rappresentare la loro nazione dal Grande Bastardo
in persona. Comincia così la loro fuga, che li vedrà
inseguiti da ambigui personaggi ma che soprattutto metterà
davanti al loro cammino coloro che li aiuteranno nella realizzazione
dei loro sogni, tra le mille contraddizioni della terra di Gladonia,
dove la crisi economica dilagante e le catene di Famburgher
fanno da padrone. Nel can-can generale di una storia che va
via via infittendosi tra colpi di scena, colpi di testa e perle
di saggezza o brani dal Libro del Grande
Bastardo, Stefano Benni mette sotto i nostri occhi l’ipocrisia
di una società che tanto sembra somigliare a quella italiana,
ponendola sotto la lente di ingrandimento dei suoi membri più
puri, che aspirano solo al sacrosanto diritto di essere bambini.
[francesco
milito]
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Stefano
Benni (Bologna 12 agosto 1947) è un giornalista,
scrittore e poeta italiano. È autore di vari romanzi
e antologie di racconti di successo, tra i quali Bar
Sport, Elianto, La
compagnia dei celestini, Baol,
Comici spaventati guerrieri,
Saltatempo, Margherita
Dolcevita. Ha collaborato con
i settimanali L'Espresso e Panorama, con i satirici Cuore
e Tango, il mensile Linus, i quotidiani La Repubblica e
Il Manifesto. Nel 1989 ha inoltre diretto un film, Musica
per vecchi animali, tratto dal suo romanzo Comici spaventati
guerrieri.
I suoi romanzi contengono, tramite la costruzione di mondi
e situazioni immaginarie, una forte satira della società
italiana degli ultimi decenni. Il suo stile di scrittura
fa ampio uso di giochi di parole, neologismi e parodie di
altri stili letterari. |
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