“Stiamo
insieme, vero, Lou, stiamo insieme?”
C’è un’altra domanda che ritorna spesso,
alla quale rispondo di si come alla prima, vuole sapere se ho
fiducia in lei, se mi fido di lei.
Non posso fare a meno di pensare a quella frase che ho letto
da qualche parte, non so più dove: chi chiede continuamente
conferma della tua fiducia sarà il primo a tradirla.
Ma scaccio quelle parole lontano da me.”
Lou Bertignac,
la protagonista narratrice di questo romanzo, è una ragazzina
di tredici anni con una famiglia distrutta dalla morte prematura
della sua sorellina e con notevoli problemi di inserimento scolastico.
Possiede quella che si definisce una intelligenza precoce, per
questo frequenta la terza liceo, tra ragazzi più grandi
di lei e con diversi interessi. Per non annoiarsi Lou fa esperimenti,
di chimica, fisica o matematica, le sue compagne per non annoiarsi
il sabato pomeriggio vanno a fare shopping da H&M o chattano
su MSN.
Un giorno incontra una giovane senzatetto, Nolween, proprio
lo stesso giorno in cui il suo professore le aveva chiesto una
relazione orale su un argomento a piacere e lei aveva scelto
di fare un reportage sui senzatetto. Certo che alle volte il
caso…Questo artificio è talmente fittizio che basterebbe
a far smettere di leggere il libro ma andiamo avanti visto che
la scrittura e lieve e poco impegnativa.
Leggera però è anche la personalità di
ogni protagonista. Si intravedono tanti personaggi interessanti.
Delphine De Vigan getta tantissimi semi ma al momento della
raccolta non abbiamo niente in mano.
C’è un padre amorevole, che rimane per anni accanto
alla moglie depressa e alienata, che cerca di dare tutto l’affetto
alla figlia e prova a farle fare una vita normale. Un personaggio
così potrebbe avere tantissimo da dire e invece niente,
sembra quasi un fantasma.
C’è una madre, una donna distrutta dal dolore che
si risveglia solo quando la figlia porta a casa Nolween. Lou
vuole dare calore, un tetto e un po’ di stabilità
a questa sua nuova e unica amica.
I genitori accettano No in casa e la signora Bertignac torna
a vivere, grazie forse alla presenza di questa ragazza sfortunata
o chissà per quale altro motivo, non si capisce, non
si sa come ma guarisce dalla depressione, così senza
far partecipe il lettore. Anche lei un fantasma, da depressa
come da guarita.
Poi c’è Lucas, il bel tenebroso compagno di classe
di Lou, anche lui con una famiglia disastrata, pluriripetente,
che si innamora della piccola Lou e la aiuterà nel tentativo
di inserire Nolween nella società. Anche lui sarebbe
stato un bel soggetto da sviluppare, padre all’estero,
madre assente, perso tra la sua musica e la sua nullafacenza,
sembra tirar fuori una sensibilità fuori dal comune con
Lou, la sua Pepite, ma pure dei suoi pensieri non v’è
traccia.
E che dire di No. La sua voce avrebbe dovuto portarci a conoscere
la vita di chi come lei si è ritrovato a vivere per strada,
avrebbe dovuto commuoverci un po’ o almeno farci pensare
a come alcune persone sono costrette a vivere o a quanti squallidi
compromessi sono costrette a cedere, a come per debolezza o
sfinimento si gettano in situazioni drammatiche, e invece niente.
Si intuisce il bene che vuole a Lou, ma insomma è un
po’ poco.
Bravi comunque quelli della Mondadori. Hanno saputo trovare
un titolo e una copertina che sicuramente gli permetteranno
di vendere bene il loro prodotto.
Leggere un libro così è come vedere uno di quei
film che piacciono tanto agli adolescenti, dove ci sono tanti
argomenti interessanti tirati in ballo ma nessuno sviscerato
a dovere. Insomma è un po’ come guardare un film
di Silvio Muccino, tanto carino, col suo sorriso che riempie
lo schermo ma che poi alla fine cosa lascia? [francesca
bompadre]