Vi è
un termine francese davvero aggraziato per definire questi tipi
di libri, plaquettes (opuscoli).
Testi leggeri, con pagine poco numerose che a prima vista appaiono
non solo graziosi ma anche “inoffensivi” da un punto
di vista letterario. Letture intermedie che devono incuriosire
il lettore che molto spesso trova questi libricini su delle
splendide bancarelle in stile parigino. Così è
stato molto spesso e questo scritto non sfigurerebbe in una
cornice così appropriata di fine ottocento inizio novecento.
La casa editrice “Via del Vento” di Pistoia onora
il nostro paese con una traduzione di alcuni scritti del giovane
Raymond Radiguet, in una veste grafica deliziosa e con alcuni
suggerimenti turistici della città toscana al fondo (un
particolare sorprendente e ben gradito).
L’autore di Denise e altre prose
ben si colloca nell’ humus sociale dell’inizio del
XX secolo fatto di squisitezze e galanterie che nascondono sotto
a superficie un mondo mondano intriso di sessualità.
Radiguet legge nelle sue vacanze estive, coadiuvate dal suo
abbandono degli studi, autori come Stendhal, Mallarmè
e Proust.
La sua scrittura ne risentirà, con una costruzione lessicale
rara per un ragazzo di soli diciassette -diciotto anni ma alle
volte arcaica e un po’ troppo ricercata al limite della
pedanteria. Nell’adolescenza, lo sappiamo bene si scopre
la sessualità, sospesa sempre tra sesso e sentimento,
corpo e anima, fra un materialismo esasperato ed una voglia
naturale di tenerezza.
Denise è una giovane ragazzina, non per forza bella ma
intrigante per via della novità che comporta, nuove emozioni
interiori e fisiche. Raymond è un ragazzo che fotografato
da Man Ray si mostra già cresciuto o almeno desideroso
di dimostrarsi come tale, cerca relazioni sfuggevoli con donne
adulte (avrà un rapporto con una donna di dieci anni
più grande di lui), tiene una folta corrispondenza con
letterati dell’epoca (soprattutto con Tristan Tzara ed
Andrè Breton) e frequenta uomini dal talento riconosciuto
come Jean Cocteau, suo grande amico e sostenitore.
Tutto ciò in tenera età, ancora adolescente ma
già con la sigaretta in mano. Appena diciottenne cominciò
a scrivere il suo romanzo più celebre, Il
Diavolo in corpo che lo renderà famoso e riconosciuto.
Un successo che lui non vedrà mai perché nel 1923,
appena ventenne morirà di febbre tifoidea (era nato nel
1903).
Il lancio del libro era stato studiato dall’editore Grasset
che aveva scomodato ogni tipo di elemento mediatico per promuovere
il grande capolavoro dell’enfant prodige.
Perché prodigio fu davvero Radiguet, precoce talento,
avventuriero dell’amore, intellettuale acerbo ma pungente
e defunto nel fiore della vita.
Si batte spesso sulla vena sessuale di questo scrittore francese
senza considerare che la sua era più voglia di scoperta
e allo steso tempo di scandalo, forse per scrollarsi di dosso
la giovane età o più probabilmente per avvicinarsi
a quel voyeurisme tanto snob all’epoca.
Per poi ritornare sempre a Denise che lo lascerà dormire
nudo,privo della sua uniforme intellettuale e così fragile
in un letto non troppo grande in una fredda giornata d’aprile.
L’amava, ma si rese conto troppo tardi di quella strana
verità.
[alessio
moitre]
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Nasce
nel 1903 a Saint-Maur-des-Fosses presso Parigi, primo
di sette figli.
Studia con scarso profitto prima nella scuola comunale
e poi a Parigi.
Con l’avvento della guerra cessa gli studi e si
dedica alla lettura dei vari classici della letteratura
( su tutti Rimbaud, Mallarmè e Proust).
Nel 1919 appaiono le sue poesie raggruppate nell’opera
“Les Joues de feu” e nel 1921 compone la sua
opera più nota “Il diavolo in corpo”
che verrà pubblicata due anni più tardi.
Nel 1923 scrive il suo secondo romanzo “Il ballo
del conte d’Orgel” che uscirà postumo.
Infatti il 2 novembre dello stesso anno Raymond muore
di febbre tifoidea a Parigi, all’età di vent’anni.
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