“...la
legge Pro familia non è un punto di arrivo ma di partenza.
Nel nuovo oridne sociale di Mediterranea, gli individui avranno
dignità soltanto in quanto elementi costitutivi di un
nucleo familiare tradizionale: uomo, donna e prole. Gli omosessuali
saranno esclusi dalla vita pubblica. E presto non potranno neanche
muoversi liberamente in città. Quei casermoni che stanno
costruendo, nell'area delle fabbriche dismesse, sono per loro.
Sembrano dei lager...”
Benvenuti
a Mediterranea, dove chi è single rischia la vita. Paese
immaginario ma non troppo, in un futuro prossimo ma forse non
così lontano. La città è afflitta da una
pioggia acida che si abbatte con quotidianità e che dona
un aspetto topograficamente decadente alla Blade Runner che
fa da sfondo ad una decadenza etica e morale che si rispecchia
nella Legge Pro Familia, ispirata dal cardinale Ademir e sostenuta
dal Regime dell’Iguana, uomo/essenza/istituzione dotato
di poteri telepatici.
La legge aveva introdotto tassazioni supplementari a carico
di coloro che, superati i 35 anni d’età se maschi
e 30 se femmine, non si fossero ancora sposati. Inoltre prevedeva
l’esclusione dalle cariche pubbliche e militari. Anche
gli omosessuali erano da questi luoghi esclusi, anzi “luoghi”
appositamente creati per loro iniziavano ad essere aperti, i
Centri di raccolta e Controllo.
Uomini spariti nel nulla, erano notizie che non circolavano
sui giornali; uomini e donne della polizia segreta si intrufolavano
nelle file dell’opposizione, omosessuali e coppie irregolari
si incontravano in alberghetti di infima categoria appena fuori
città.
In questo palcoscenico si muove il detective Schubert Gambetta,
in un viaggio nelle profondità delle nefandezze umane
e nelle vigliaccherie terrene tra attentati, doppi e tripli
giochisti, donne fatali portatrici insane di cicatrici e segreti.
Sullo sfondo il ritorno in Patria delle ceneri del Condottiero,
uomo di pensiero ed azione (l’immagine di Che Guevara
emerge tra le righe a lui dedicate) che aveva un tempo condotto
e guidato il Paese.
Macro Innocenti costruisce una storia fatta di continui rimandi
alla realtà (alcuni luoghi di tortura rimandano a paesaggi
sudamericani ma richiamano alla memoria incubi italiano come
Bolzaneto), costruendo scenari apocalittici ed ipotesi di ricostruzioni
di società “utopiche” che pensavamo morte
e sepolte ma su cui non potremmo giurare di un loro possibile
ritorno.
Siamo nel campo di una fantascienza realistica, alla I figli
degli uomini per intendersi, verosimile e per questo ancor più
spaventosa. Lo stile è piano, incalzante, ben sostenuto
da dialoghi che danno ritmo alla narrazione. Le informazioni
su personaggi ed eventi sono distillati in modo tale da creare
una continua suspense e tenere alto l’interesse e la curiosità
del lettore.
Di facile e rilassata lettura, La città degli uomini
soli è una sorta di incubo ad occhi aperti, un Casablanca
corroso da acidi chimici, desautorato da ogni forma di ottimismo
nonostante un epilogo che forse avremmo evitato. Da scoprire.
[fabio melandri]
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Marco
Innocenti nasce a Pisa nel 1966. Vive a Firenze, dove
collabora con alcune agenzie di pubblicità come
copywriter. Negli anni ‘90 si dedica ai fumetti:
pubblica storie brevi sulla rivista “Schizzo”
e crea il personaggio dell’investigatore privato
“Lenin”, protagonista di una serie di albi.
Esordisce in narrativa con il romanzo Contro
il resto del mondo (Baldini &Castoldi, 2000)
e vince il premio Euroclub-Linus, riservato agli autori
under 35. I personaggi di questa opera prima sono ripresi
in Ladri di stelle (Manni, 2005), che ottiene la Segnalazione
Speciale Premio Pisa. Con Dario Flaccovio ha pubblicato
nel 2007 il romanzo Diario di
un accalappiacani. Innocenti è inoltre
autore di libri per l’infanzia, editi da Giunti
Junior.
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