“Lasciò
quindi andare la palla, che partì tranquilla verso la
sponda opposta e se ne tornò nel punto da cui era partita.
Dino era ancora chinato sul panno verde, come se ancora non
avesse tirato, e guardò da vicino la palla che tornava
nella sua posizione. Di solito quando era di buon umore trovava
quello il momento adatto per un sorriso. Faceva sempre un certo
effetto vedere tornare la palla nella sua posizione , era come
se d'un tratto le cose si rimettessero apposto, come se malgrado
tutto ci fosse una zona franca in cui le cose avevano una loro
misura…”
Dino è
un uomo semplice che ama il suo lavoro, sua moglie Sofia e il
biliardo. Da ragazzo ha voluto imparare a giocare a biliardo.
Cirillo, il più abile del circolo del posto non lo vuole
aiutare. Dino ci mette tre anni per farsi accettare come allievo
e anche se non sfiderà mai il suo maestro saranno sempre
uniti dalla stessa passione.
La sua vita è scandita dalle geometrie delle strade dove
lavora, dai ciottoli che posa con la sua squadra, dalle misure
delle posizioni delle palle sul tavolo verde del biliardo, al
riparo da qualsiasi novità. Anche i sogni, sono al riparo
dagli imprevisti, occupano lo spazio definito ed ordinato dei
quaderni dove, insieme a Sofia, annota nei più piccoli
particolari i viaggi sognati e mai fatti.
Un giorno tutto l’ordine e la logica della ua esistenza
vengono sconvolti; Sofia rimane inaspettatamente incinta, i
ciottoli vengono sostituiti all’asfalto e Dino si accorge
che tutta quella misura e quella solidità su cui si poggiava
la sua vita è invece un terreno traballante che lascia
spazio agli imprevisti. Presto realizza che la logica del vivere
è molto più complessa e segue più il principio
di indeterminazione che le rigide e rassicuranti geometrie del
biliardo o le logiche apparentemente casuali dei ciottoli poggiati
sulla sabbia.
L’asfalto come una morte nera sostituisce i ciottoli,
Dino inizia a fare tornei, Sofia muore ma lui scopre il sentimento
profondo della paternità; tutto si confonde e niente
è più geometricamente esatto e forse in quella
imperfezione cela una incredibile bellezza.Dall’imprevisto
nasce lo scontro fra la realtà e il protagonista che
in qualche modo attraverso la lotta cerca di riguadagnare il
controllo della sua esistenza . Ispirandosi ad Eisenberg che
paragona il principio di indeterminazione al gioco del biliardo,Pietro
Grossi, autore appena trentenne,ci offre un romanzo notevole
nella sua semplicità. Attraverso i piccoli gesti quotidiani
e con una grazia del tutto propria, racconta i sentimenti dei
protagonisti mentre con la forza delle allegorie e delle metafore
approfondisce e universalizzai temi del racconto. In questo
romanzo si parla di eroi quotidian di eroi di tutti i tempi
che nell’impegno del vivere compiono imprese che possono
definirsi epiche.
Il titolo L’acchito
dal latino quietus dal francese quitte “quieto libero”
nel gergo del gioco del biliardo è la posizione di inizio
di ogni partita e riproduce metaforicamente sia il punto di
inizio di ogni vicenda umana quanto il punto finale di ogni
stato di conflitto. L’ambientazione è in un tempo
indefinito di una città imprecisa dall’inconfondibile
atmosfera toscana. La prosa e’ semplice misurata e anche
se nella scrittura l’autore afferma di sentirsi legato
più ad autori americani come De Lillo forse per le ambientazioni
Grossi ricorda altri scrittori toscani. [simonetta
cestarelli]
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Scrivo
a mano con una bic nera. Scrivo tutti i giorni, una volta
lo facevo a tempo, adesso mi do un minimo garantito di
pagine… Scrivo su un certo tipo di quaderni e basta
sono quaderni della Mida americani divisi in cinque settori
per duecento fogli… Non smetto mai di scrivere prima
di sapere come devo andare avanti.
Dice
Pietro Grossi, giovane scrittore emergente, in una recente
intervista. Nato a Firenze nell’aprile del 1978
il grande successo della raccolta di racconti Pugni
(Sellerio 2006) lo ha trasformato nel caso letterario
della scorsa stagione, garantendogli grande valutazione
della critica, l’essere menzionato come finalista
Premio Strega ed altri premi letterari importanti, inoltre
con le oltre quarantamila copie vendute la considerazione
del pubblico. Pietro Grossi ha esordito come scrittore
nel 2000 con Touchè
pubblicato da Polistampa.
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