Non gettate cadaveri dal finestrino
Titolo originale
id.
Autore
Gero Mannella
Anno
2006
Editore
Coniglio Editore
Costo
Euro 5,00

L’ispettore Liberovici della Omicidi non regge la vista del sangue.
Frequenta luoghi del delitto in cui elementi della scientifica soggiornano allegramente alla faccia dell’alterazione della scena del crimine così cara a Grissom ed a tutti i telespettatori di C.S.I.
Talvolta sbaglia il luogo del delitto e si trova ad aiutare delinquenti a nascondere le proprie tracce. Il suo indirizzo di casa è Via Capoluogo del Piemonte: Sei lettere. Sì, avete letto bene. La sua sbadataggine lo rende familiare alla figura dell’Ispettor Clouseau, la demenzialità delle sue avventure o sarebbe meglio dire disavventure riportano alla mente quelle dell’Ispettore Frank Drebin della saga cinematografica Una pallottola spuntata. Ed è proprio l’umorismo demenziale che emerge dalle pagine di Non gettate cadaveri dal finestrino di Gero Mannella, un libercolo di 64 pagine da leggere tutte d’un fiato ed in pochi minuti se non fosse per le lacrime che potrebbero uscire dalle vostre orbite oculari e da dolori mandibolari causati da sfrenati attacchi di risa. Attraverso la scrittura effervescente, rutilante e surreale dell’autore, ci inoltriamo in cinque casi criminali sospesi sul filo del non-sense, tra trovate narrative, freddure, dialoghi asciutti ma ficcanti ed invenzioni linguistiche sorprendenti.
Attraverso l’innocenza del protagonista, un vero Candido in un mondo di brutture ed efferatezze, un vaso di porcellana tra vagonate di vasi di ferro, entriamo in un mondo grottesco, irriverente e surreale come certe favole di Rodari, emozionante come un giro sulle montagne russe da cui si è costretti a scendere sin troppo presto. Ed è un vero peccato. Impedibile!
[fabio melandri]

Gero Mannella nasce all’ombra della reggia di Caserta nei raggianti anni '60. Negli anni '70 si sposta al sole.
Grafomane sin dalla più tenera età, nel 1972 usa il pennino per stanare una paio di termiti da una tavola sinottica.
Nei primi anni '80 si applica alla scrittura con una macchina da scrivere Olivetti Lettera 32. In realtà l’Olivetti non aveva tutte quelle lettere, anzi mancava anche di alcune vocali, al punto che per esprimerle egli era costretto a fare un giro vizioso di consonanti. Quegli equilibrismi lo accostano all’Oulipo, ai lipogrammi e tautogrammi di Perec, e più in generale all’osteoporosi.
Attratto dal gioco con le parole, dall'iperbole, dal non-sense, dalla fumisterie, dai cortocircuiti mentali, dagli incendi conseguenti, ma anche dagli estintori a norma, il suo universo narrativo si cinge di nuove parole
Nel 1997 è finalista al Premio Calvino col romanzo Ferendedalus.

[biografia estratta dal sito dell'autore]