Così
mi aggrappo ai fili della mia scrittura e li tiro, li annodo fino
a che sembrano dei ricordi. In fondo mi invento dei ricordi e
questi ricordi inventati sono diventati la mia memoria e la mia
vita inventata è diventata la mia vera vita.
Olivier Adam.
Dopo tre
romanzi questa raccolta di nove racconti, sia per lo stile che
per i contenuti, ha confermato il talento del giovane scrittore
francese Olivier Adam, assicurandolo alla categoria dei grandi
novellisti della nuova generazione Francese. Il titolo della
raccolta Passare l’inverno
evoca il freddo ed il lento passaggio solitario da una fase
ad un’altra, un mutare ciclico che sempre e comunque ha
in sé il concetto di rinascita. Questi racconti sono
piccoli momenti di vita con la fredda banalità, con la
solitudine e con i conflitti. Paragonato agli scrittori minimalisti
americani come John Cheever e Raymond Carver, con uno stile
perfettamente ritmato, ordinato e preciso e una formidabile
economia di mezze misure, Olivier Adam, dà una descrizione
vibrante delle paure, delle sofferenze di esistenze ordinarie,
non memorabili se non nella loro disperazione. I protagonisti
sono anti-eroi sconfortati, provati dai problemi, dagli impegni
umilianti, dai dolori come la morte di un padre, la fine di
una storia, avventure senza domani, sentimenti che svaniscono
tra fiumi di alcool, sesso e sofferenze. Sono descrizioni di
frammenti di esistenze, di un giorno, un’ora un momento,
che se per un istante richiamano la rivolta al destino, dall’altra
parte danno l'impressione di una rassegnazione forzata di fronte
a tutte le fatalità della vita da parte di quell’umanità
che sa di non avere un posto da nessuna parte. Dal ritratto
di gruppo, quasi un coro di voci che si richiamano l’una
con l’altra, prende forma un ritratto sociale di una città
contemporanea non necessariamente francese. I personaggi si
raccontano in prima persona richiamando direttamente il loro
vissuto, attraverso i ricordi e le impressioni, complice la
notte, presente in tutti i racconti, che insieme al freddo e
la neve rende tutto e tutti più fragili. La prosa è
rapida fatta di frasi corte e semplici centrate sulle azioni,
la sensibilità dell'autore affida ai dettagli, apparentemente
insignificanti, il compito di raccontare senza sdolcinatezze
la vita e le sue spaccature, come se ci fosse un rifiuto di
dire troppo, come se si dovesse cercare fra le righe la lacerazione,
il lutto e il dolore. La forza di questo libro è il riuscire
a rendere vivi e palpabili personaggi di finzione, in un miscuglio
di tenerezza, pudore e di lucidità priva di commiserazione,
nella narrazione delle profonde fatiche esistenziali di persone
qualsiasi, che nel loro malessere restano comunque attaccati
alla vita attraverso i legami semplici come i figli, il contatto
fisico, gli incontri casuali e la volontà di rinfrancarsi.
La presenza di piccoli momenti di serenità, insieme all’umorismo
di alcuni passaggi, riscaldano un po’il freddo dell’anima
che incombe nei nove racconti, introducendo una forma di pudica
gentilezza , di soffusa speranza su quell’inverno interiore
che forse è destinato a passare.
[simonetta
cestarelli]
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sa poco e poco sostiene di ricordare della sua infanzia
questo scrittore nato nel 1974 e cresciuto nella balnieue
parigina. Pubblica nel 2000 il suo primo romanzo Je
vais bien, ne t’en fais pas, a cui seguono
altre due romanzi e nel 2004 pubblica la raccolta di nove
racconti Passare l’inverno,
con la quale riceve il famoso premio Goncourt. Parallelamente
alla sua attività di romanziere scrive per il cinema.
Ha recentemente collaborato con Alain Raoust e Philippe
Loiret con il quale ha scritto insieme l’adattamento
al cinema del suo primo romanzo. Anche il suo ultimo lavoro,
Poids léger, è
stato adattato per il cinema. Vive a Parigi dove scrive
anche libri per ragazzi pubblicati dall’École
des Loisirs e dal 2003 è il direttore della collezione
alle Edizioni du Rogergue. Tutti i suoi libri sono pubblicati
dalla casa editrice italiana Minimm Fax. |
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