Il figlio di Bakunin
Titolo originale
Il figlio di Bakunin
Autore
Sergio Atzeni
Anno
1991
Editore
Sellerio

"Forse qualcuno dei narratori ha mentito sapendo di mentire. O invece tutti hanno detto ciò che credono vero. Oppure magari hanno inventato particolari, qui e là, per un gusto nativo di abbellire le storie. O, ipotesi più probabile, sui fatti si deposita il velo della memoria, che lentamente distorce, trasforma, in favola, il narrare dei protagonisti non meno che i resoconti degli storici." Sergio Atzeni

“Grandissimo amante della storia della Sardegna, come tutti gli emigrati, non disdegna di dipingerne anche i difetti. La sua morte prematura ha privato la Sardegna (e anche l'Italia) di un osservatore molto acuto della realtà , che sapeva afferrare con quell'ironia sempre sul filo del paradosso, a volte anche crudele, la descrizione di certi difetti atavici del popolo sardo.” Quella di Mattana è forse la più precisa osservazione che si possa fare su questo autore. Sergio Atzeni è tutt’ora considerato come una delle più grandi rivelazioni della letteratura italiana. Ci conduce nell'Italia fascista della metà degli anni '30, che descrive mirabilmente mentre ci accompagna alla ricerca del misterioso Tullio Saba, una ricerca che attraverserà le vite di molte persone, quelle a cui un protagonista, di cui l’autore ci dice ben poco, chiederà notizie su questo fantomatico uomo.
È un insieme di racconti stranianti di personaggi che hanno, in fondo, molta voglia di raccontare la propria vita, più che quella di Saba; è così che l’autore ci offre una serie di punti di vista sempre diversi, ed un insieme di acquerelli della Sardegna degli anni ’30, che si fondo e si amalgamo intorno all’indelineabile figura di questo “figlio di Bakunìn”, che è a volte anarchico, altre un signore, altre comunista, a volte seduttore ed altre innamorato, a volte aiuto dei minatori, poi capopopolo, poi ladro e fuggitivo, e così mille altri Tullio Saba egualmente sfuggenti, come figure evanescenti davanti ai nostri occhi.
Atzeni riesce a fare un sapiente miscuglio del dialetto con l'italiano, adeguando ad ogni personaggio il linguaggio più adatto, ed approntando un piccolo ed immortale ritratto della società italiana con una precisione ed uno spirito critico di vivacità straordinaria. È un romanzo breve che scorre veloce sotto gli occhi del lettore, ed ogni pagina è un po’ come salire il gradino di una scalinata verso l’ignoto di una verità, un verità costituita di tante piccole osservazioni altrui, che potrebbero tranquillamente rivelarsi menzogne o essere descrizioni efficacissime e realistiche, poiché tutte sono verosimili; pennellata dopo pennellata è un ritratto impressionista che si costruisce nelle nostre menti, la nostra impressione di Tullio Saba, una rappresentazione confusa e poliedrica.

[
aurora capoferro ronchetta]

Sergio Atzeni è stato, nella sua vita letteraria, se non poliedrico, decisamente eclettico. Ancora giovanissimo si è dedicato all’attività giornalistica, inizialmente praticata a tutto campo (si era occupato di cronaca, di sport, di attività politica e sindacale) e progressivamente orientata verso il reportage culturale e la recensione libraria. Comincia a pubblicare dalla metà degli anni Settanta, dapprima il testo teatrale Quel maggio 1906. Ballata per una rivolta cagliaritana è del 1977; nel 1981 vede la luce, tra i gialli Mondadori, Gli amori, le avventure e la morte di un elefante bianco; nel 1984 il racconto Araj dimoniu che rielabora un’antica fiaba sarda. Più vasta notorietà gli arride a partire dal 1986, quando pubblica, con la casa editrice Sellerio, l’Apologo del giudice bandito cui seguono Il figlio di Bakunìn (Sellerio, 1991) e Il quinto passo è l’addio (Mondadori, 1995)
Postumi sono apparsi Passavamo sulla terra leggeri (Mondadori, 1996), Bellas Mariposas (Sellerio, 1996), Si... otto! (Condaghes, 1996). Attualmente è in corso di stampa una raccolta poetica la cui pubblicazione viene annunciata come imminente.