“Le
idee sono simili a pesci. Se vuoi prendere un pesce piccolo,
puoi restare nell’acqua bassa. Se vuoi prendere il pesce
grosso, devi scendere in acque profonde.”
David Lynch
è sicuramente un pesce grosso nel mare della cinematografia
internazionale. Il suo è un cinema fuori dall’ordinario,
eterogeneo, in cui l’elemento narrativo si è andato
con gli anni, di film in film, assottigliando a vantaggio della
pura visione estetica, sensoriale, in cui il non-senso ha preso
spesso il sopravvento in opere sempre più work-in-progress,
installazioni in cui lo spettatore è chiamato a contribuire
con la propria esperienza personale piuttosto che a subire passivamente
storie, personaggi ed avvenimenti. La surrealtà ha preso
il posto della realtà, con l’unico filo conduttore
la dimensione grottesca persistente, insistente.
Il suo è diventato un cinema sempre di più difficile
comprensione. Per fare luce su questo, per spiegare il personaggio,
l’artista David Lynch, un libro a cavallo tra autobiografia,
storia del cinema, saggio spirituale e manuale di meditazione.
Il tutto frammentato da aneddoti sulla produzione dei film.
Lynch racconta in prima persona gli anni dell'adolescenza e
formazione, dalla passione per la pittura a quella per il cinema:
“Il cinema è un linguaggio. Può dire tante
cose. Cose grandi, astratte. E’ uno dei motivi per cui
l’amo. Spesso non ci so fare con le parole. C’è
chi è poeta e sa esprimersi in modo meraviglioso usando
le parole. Invece il linguaggio del cinema è il cinema
stesso… E’ uno strumento magico… Non si tratta
soltanto di parole o musica; è un’intera gamma
di elementi che si uniscono per creare una cosa prima inesistente.”
Riguardo all’interpretazione dei suoi film se per Hitchcock
qualunque cosa un critico vedesse nella sua opera poteva essere
plausibile, Lynch dice che “un film dovrebbe camminare
con le proprie gambe. E’ assurdo che un regista debba
spiegare il significato a parole… L’opera d’arte
deve bastare a se stessa.”
Il suo cinema è un cinema di idee. I suoi film sono costruiti
frammento dopo frammento, tassello dopo tassello che apparentemente
non hanno senso ma se messi insieme finiscono per assumerlo.
“Eraserhead è il più
spirituale di tutti i miei film…. Si stava sviluppando
in una certa direzione, e non avevo idea di cosa volesse dire.
Cercavo la chiave d’accesso al significato delle sequenze.
Non sapevo quale fosse il cemento che teneva insieme l’intero
film. Così tirai fuori la Bibbia e iniziai a leggerla.
Un giorno lessi una frase. Chiusi la Bibbia: era fatta. Fine
del discorso. Allora vidi il film come un tutt’uno.”
Tra pillole di saggezza, racconto della sua ritrovata serenità
attraverso la meditazione trascendentale, Lynch accompagna il
lettore in un mondo originale, con una semplicità a tratti
disarmanti, che illustra quanta semplicità ci sia dietro
la figura di un genio.
In acque profonde non è
un libro per adepti o fan del regista americano, ma un’incursione
divertita e divertente nella vita, un punto di vista diverso
sulle cose e su come affrontarle senza la pedagogia che attanaglia
certi “illustri” maestri.
Uno dei più bei libri sul cinema dopo Stanotte
vorrei parlare con un angelo di Wim Wenders.
[fabio
melandri]
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David Keith Lynch
(Missoula, 20 gennaio 1946) è un regista, sceneggiatore,
pittore statunitense, nonché musicista, compositore
e produttore cinematografico.
Durante
la sua lunga carriera, Lynch ha sviluppato un nuovo
stile narrativo e visivo, che ha reso i suoi film riconoscibili
al pubblico di tutto il mondo per la loro forte componente
surrealista, le loro sequenze angosciose e oniriche,
le immagini crude e strane, e il sonoro estremamente
suggestivo. Spesso i suoi lavori esplorano il lato oscuro
delle piccole città americane, (ad esempio Velluto
blu e la serie televisiva Twin Peaks) e delle
metropoli caotiche (Strade perdute,
Mulholland Drive).
Lynch
ha ricevuto il Leone d'Oro alla carriera durante la
63a
Mostra internazionale d'arte Cinematografica di Venezia.
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